Classifica finale 2015

OPERE VINCITRICI

1 – Come una fiamma accesa di Aurora Cantini – Nembro (Bergamo)

Di me non è rimasta neanche un’impronta
sul nevaio battuto dal vento,
né il mio canto sommesso perduto nel silenzio,
di me è rimasto solo un cippo imbiancato dal tempo,
sferzato dalla tramontana,
sfregiato dalla valanga.
Ho scritto parole affidate al cuore lontano.
Ho scritto pensieri custoditi tra le rughe di mia madre,
in attesa sulla soglia.
Ho pianto la mia giovinezza nel buio
di notti solitarie a guardia delle trincee,
un mucchio di lana bagnata addossato al muro,
un pugno di dolore schiacciato dalla pietra.
Sono caduto una notte d’agosto,
lanciato oltre lo sbarramento, volato oltre la battaglia
come una stella cadente.
Sono caduto sopra i massi divelti,
tra il ruscellare dei torrenti
nell’avvallamento sotto la cresta.
Del mio giaciglio sotto l’abbaino,
del mio rastrello appoggiato al muro,
dei miei giorni leggeri lungo i pendii della valle,
della mia vita di ragazzo di montagna
non è rimasta nemmeno una croce.
Il mio nome è fiamma accesa che scalda la memoria,
ciocco di legno che sorregge la storia.
Il mio nome è in chi mi ricorderà.

MOTIVAZIONE: Per l’intensità con cui è espressa la sofferenza del giovane soldato,
immolatosi per il fine ultimo della libertà e per le emozioni che è riuscita a trasmettere.

 

2 – Onora il padre di Fabrizio Bregoli – Cornate d’Adda (Monza e Brianza)

Hanno la trepidazione d’allora
se affollano gli sportelli delle poste
in anticipo su remote scadenze
o se raccontano al primo sconosciuto
che tenta di scansarli con riguardo
i segreti d’una vita di riserbo.
Mai rinunciano al sole del mattino
soli agli incroci, sulle strisce pedonali
con la discrezione dei loro lievi passi
azzardo affronto al cittadino traffico
o sottobraccio alle bionde custodi
anni fa sognate amanti, forse spose.
Ma alcuni, sull’orlo del loro cielo
stillano a stento il riverbero d’un raggio
alla finestra blesa di certe ville tristi
dove scantona qualche rondine sparuta
e trattengono quel poco sul labbro riarso.
Non toccate i vecchi, mondatevi le mani
entrate a piedi scalzi nelle loro storie
affabulate con pazienza d’anni.
Nelle loro carni è un solco sacro di memorie
sulla pelle un reticolo d’esauste stagioni,
dal gelo degli inverni hanno tratto legna
per scaldarne i giorni delle vostre assenze
tacere la lingua delle vostre notti astiose.
Non toccate i vecchi, siate pietosi
al declinare pudico del tempo
ai crucci, agli insensati silenzi
di questi ostinati briganti
di questi bari senza astuzia
sedotti da ogni nuovo cenno d’alba.

MOTIVAZIONE: Per la forza espressiva dell’Autore nel rendere reali i soggetti,
facendo somigliare le sue parole a pennellate su un quadro.

 

3 – Sono qui di Anna Maria Cottini – Piacenza

Aprivi la porta di ritorno
dalle tue lunghe pedalate
in bicicletta.
Sostavi un attimo sulla soglia,
poi annunciavi senza indugio:
“Sono qui”
La tua voce era calma e sicura,
assai diversa dal tuo lento e faticoso passo.
Ti aspettavi il saluto festoso dei tuoi cari,
più spesso ricevevi rimproveri severi
per i soliti abituali ritardi.
Con indulgenza tacevi
per non accusare chi non ti capiva
e accettavi le sconfitte che la vita ti infliggeva.
Neppure la malattia ha avuto riguardo:
duri anni di intense sofferenze,
piccole vittorie, profonde delusioni,
spenti sorrisi di gente che un tempo
ti era amica.
Dolore dignitoso il tuo, nascosto
dietro la tranquilla gravità
dello sguardo ferito.
Ma l’amore per la vita, insieme
allo slancio della capacità creativa
non ti hanno mai abbandonato.
Con la sapienza di chi sa convivere
col buio intorno, eri pronto
alla sfida dei giorni aperti alla speranza.
Ora mi rivolgo al tuo silenzio
e tu ascolti il dialogo muto,
mentre cerco uno spazio di luce
quando la solitudine
chiede il tuo conforto.
Così, pur senza parola umana,
grato del tempo trascorso insieme,
il mio pensiero trova pace nel presente
e l’inquietudine si placa
se la tua voce nell’intimo
si leva a ricordarmi: “Sono ancora qui”.

MOTIVAZIONE: Per la delicatezza con cui ha accarezzato il ricordo di chi
ha amato e continua ad amare anche se ormai invisibile.

 

4 – L’età di mia madre di Davide Rocco Colacrai – Terranuova Bracciolini (Arezzo)

Ed è un’età,
dove l’acrilico ricopre la tua quiete
e ogni mollica del corpo tracima in una storia
pesante quanto gli anni
e ad ogni anno corrispondono
pagine ruvide di parole
tra parentesi d’ostia
in un connubio finito di preghiere e fiabe;
è un’età in cui traspare da te, madre,
la bambina che sei stata, e la giovane donna
e il tuo essere sposa;
vedo una schiena curva come un arabesco
su terre fiammanti,
le mani celate da grasso e olio,
i piedi scalzi nei cartoni,
il dolore del mare e degli ulivi
e i sogni rimandati al dopodomani;
due sconosciuti il rossetto e il rimmel,
ogni nome una certezza
e il pane che portava con sé il profumo ingenuo
di bucato a cenere.
E oggi, in questa età,
di rughe in composizioni indefinite,
di un cuore tramutatosi in una conchiglia in esilio dal suo atollo,
dove riposa un giglio sul tuo seno,
al silenzio di un focolare, gomitoli e ferri di lana,
porti nel tuo grembo, madre, la ruggine dei chiodi della tua croce,
il lamentare delle tue ossa
pregne di pianto e pioggia,
l’ultimo chicco di un rosario,
filamenti di ricordi,
la ragione
e l’attesa che sia ancora dopodomani
per sognare.

MOTIVAZIONE: Per la capacità con cui ha saputo rendere tangibili emozioni,
come la gratitudine, per il sacrificio di una madre che in queste righe diventa reale.

 

5 (ex-aequo) – Un amore piccolo di Nadia Felicetti – Bibbona (Livorno)

Voglio un amore piccolo,
un amore delicato
che mi lasci respirare
e non mi tolga il fiato.
Voglio un amore tenero,
un amore leggero
che cresca piano piano
e non mi regali il cielo.
Un amore che non si vede,
ma che mi stia a fianco
e lentamente si concede,
senza diventare stanco.
Voglio il coraggio
di chi osa ma non dice e
un’incoscienza sciocca
per essere felice.
C’è chi cerca la passione
che gli travolga la mente,
io voglio tanta cenere
che bruci ardentemente.

MOTIVAZIONE: Perchè con semplicità descrittiva fa ricordare che anche
nelle piccole cose si trova la felicità.

 

5 (ex-aequo) – Dell’inverno di Tiziana Monari – Prato

E non ricordavi più il nome delle cose
gli amori contati alla finestra a luna nuova
come una barca che ha perso il suo timone
vacillavi con l’orzo bimbo in mano
le fette biscottate sotto il braccio
i sassi nelle tasche
le carte da gioco senza semi in fondo al cuore
tutto scompariva piano
il nevicare morbido del giorno
le querce nascoste dentro i fossi
i soffioni e le lucciole sui rovi.
Non conoscevi più quella donna
dai capelli bianchi
i nodi che avevi fatto agli alberi
la pioggia ed i ricci di castagno
solo per me c’era un piccolo ricordo tondo
una reminiscenza triste in quella terra
dalla labile memoria
all’improvviso germogliava
una malia d’azzurro
il fruscio del vento sopra il grano
le mie corse di bimba nei campi di papaveri
lo stridio dei grilli nella brina del mattino
si accendeva una scintilla lieve
sulla tavola imbandita dalle ombre
la tua mano si adagiava
sui miei riccioli castani
una lacrima scendeva sulla tovaglia a quadri
occhieggiavano le primule sui prati
ed in quel silenzio che diveniva stella
tu mi sorridevi
nonno.

MOTIVAZIONE: Delicata e fortemente espressiva nel descrivere il disagio di una malattia implacabile che, a volte, con inaspettata clemenza, concede uno sprazzo di luce.

 

PREMIO EDITORE – Il vento di Vito Sorrenti – Sesto San Giovanni (Milano)

Ah, il vento, il vento di mare
raggela stasera
la mia anima nuda
di illusioni e chimere
mentre guardo con amore
il tuo vecchio balcone
ove fiorivano insieme
i gerani e le rose
e ora invece, fremono alati
ed erbacce appassite
e più non riluce il tuo dolce sorriso.
Ah, quei tuoi vasi screpolati e corrosi,
che fan da cornice alle finestre chiuse.
Ah, queste case silenziose e meste
come le facce delle madri
che hanno visto
andar via ad uno ad uno
i frutti dei loro seni
e ora gemono di pena
e di amara afflizione
come il mio cuore
per la vita che scompare
per il paese che muore.

 

PREMIO COMUNE DI LAZZATE – Poesia… di Gelsomina Scialla – Lazzate (MB)

Non sono brava con le parole…
e, se mi guardi negli occhi,
riesco solo a formulare frasi senza senso.
Posso provare a scrivere quello che sento però!
Sì, questo posso provare a farlo…
allora cerco di far esistere ed imprimere su un foglio
le mie emozioni, i miei sentimenti.
A volte sembra di implodere:
il cuore che batte all’impazzata,
il sangue che pulsa e scorre veloce,
il cervello che non si ferma
un gran frullare nello stomaco,
persino le gambe non reggono il peso e dondolano confuse,
ed ho un bisogno fisico di scarabocchiare un foglio,
come se fosse una fotografia,
per evitare che tutto mi scoppi dentro.
Solo una cosa continuo a tener stretta dentro,
il mio amore per te!
Lo scrivo nella bellezza di un’alba,
nel profumo di un fiore,
nel calore del sole,
nel fruscio delle foglie,
nella serenità di un cielo stellato…
Mi basterà rileggere una frase,
chiudere un attimo gli occhi
e tutto riapparirà davanti ai miei occhi…
Questa è per me, la poesia…

 

PREMIO AUTORE PIU’ ANZIANO – Nunch sem minga vecc di Angelo Motta – Classe 1928 – Seveso (Monza e Brianza)

Ghera un bel suul
propri un bel suul
ieri dopumesdì
l’era l’ebrezza dell’autunno.
L’era abbastanza fredd
el se disperdeuas
i vapur dei giurnad di bonaccia
della nostra pianura.
L’età.
Amur e emuziunn
tipich della nostra età.
La pianta, delicata e pruteta
della terza età
a volte è un parchegg
un pun d’incuntras.
La nostra età è nuteulmente alzada
ed è un mistericae la va benissim.
Si fa prest a dir vecch
ma il noster cervell le alenaa
di amur e di emuziunn.
Ed è così
che in età avanzada
non se lamentun mai.
C’è che regoi e chi sparg al vent
e chi sale e chi scend.
Svegliamoci vecch
chi ti conforta e chi ta privedan
tucc ti ascontan nessun ti aiuta
ogni vecch al purta con se
il suo cavagnè.

Traduzione – Non siamo mica vecchi

C’era un bel sole
proprio un bel sole
ieri pomeriggio
era l’ebrezza dell’autunno.
Faceva abbastanza freddo
e si disperdevano
i vapori delle giornate di bonaccia
della nostra pianura.
L’età.
Amori ed emozioni
tipici della nostra età.
La pianta, delicata e protetta
della terza età
a volte è un parcheggio
un punto per incontrarsi.
La nostra età si è notevolmente innalzata
ed è un mistero
ma va benissimo.
Si fa presto a dire vecchio
ma il nostro cervello è allenato
da amore ed emozione.
Ed è così
che in età avanzata
non ci lamentiamo mai.
C’è chi regala e chi sparge al vento
chi sale e chi scende.
Svegliamoci vecchi
chi ti conforta e chi ti dà suggerimenti
tutti ti ascoltano ma nessuno ti aiuta
ogni vecchio porta con se
la propria gerla.

 

PREMIO AUTORE PIU’ GIOVANE – Il mio cane Maia di Luca Rocco Ardizzi – Classe 2008 – Viterbo

Nera nera,
diventavi arcobaleno giocando con me
ti tiravo per la coda e tu mi leccavi il viso
siamo cresciuti tanto insieme
adesso mi guardi e mi abbai dal paradiso.